Implantologia dentale: nozioni di base

L’implantologia orale: lezioni di base

Nel fitto ramo dell’odontoiatria troviamo una sezione dedicata all’implantologia. Si tratta di tutte quelle tecniche chirurgiche che permettono di sostituire uno o più denti mancanti tramite l’inserimento di una radice artificiale in titanio biocompatibile nell’osso mascellare, in modo da sostenere uno o più file di denti, o supportare una protesi dentaria completa.

Chi ha bisogno dell’implantologia?

Lo scopo dell’implantologia dentale è quello di riportare il meccanismo dell’apparato masticatorio a uno stato di regolare funzionalità, con effetti positivi sul sorriso, sulla fonetica e sulla corretta masticazione dei cibi. In pratica, l’impianto dentale sarà un perfetto sostituto “non-naturale” della radice del dente mediante l’osteointegrazione del titanio, che favorisce l’attacco biologico del tessuto osseo intorno a sé.

La scelta del titanio per gli impianti ha una sua ragione specifica e ben nota. Infatti, questo materiale ha molteplici proprietà benefiche: non provoca reazioni da corpi estranei e stabilisce una connessione diretta tra tessuto osseo e impianto, evitando il verificarsi di reazioni immunitarie.

E’ possibile ricoprire gli impianti in titanio con ceramica di fosfato di calcio in modo tale da coniugare le proprietà meccaniche del titanio con la possibilità di formazione ossea sulla superficie ceramica. E’ bene evidenziare che questi impianti dentali non intaccano in alcun modo i denti sani e naturali.

E’ un intervento attendibile con risultati garantiti? 

Questa tipologia di impiantistica dentale segue un protocollo di trattamento specifico e mirato. Innanzitutto la superficie del titanio deve essere sterilizzata con cura e l’impianto in titanio deve essere conservato ermeticamente per poi essere “inserzionato” nel tessuto osseo attraverso particolari tecniche ben collaudate. Tutto ciò serve ad avere una prima solidità dell’impianto e a non far mutare le caratteristiche biologiche dell’osso ricevente. Dopo averlo inserito, l’impianto, in base alla consistenza dell’osso, non dovrà fare nessun tipo di sforzo per almeno 3/4 mesi.

L’attuazione di questa procedura, in base ai principi sanciti nel protocollo del trattamento, ha permesso il raggiungimento di risultati ottimali con una soglia di successo di oltre il 90%.

Prima, invece, nell’implantologia tradizionale, era possibile imbattersi in antipatici episodi di rigetto, col verificarsi di ascessi acuti che interessavano gli impianti appena inseriti. Ascessi e infiammazioni erano provocati da micromovimenti tra impianto e tessuto osseo. In quel caso era urgente un ricorso ad una terapia a base di antibiotici con successiva rimozione e sostituzione degli impianti, provocando enormi danni al paziente sia biologici che economici.

Nell’era moderna, tutti questi problemi sono stati risolti dopo aver intuito che sforzare subito l’unità impianto-dente era la causa di tali insuccessi, e che l’assenza di micromovimenti è la giusta “chiave di volta” per un risultato ottimale.

In cosa consiste l’intervento?

L’intervento di inserzione nell’impianto non è un’operazione dolorosa e, comunque, viene eseguito in anestesia locale. Si tratta, semplicemente, di forare con una fresa, in modo preciso, l’osso mandibolare per l’inserimento stabile dell’impianto stesso, rispettando scrupolosamente i principi-guida del protocollo.

Prima di fare questa operazione, bisogna capire lo stato di salute del paziente, valutare la quantità e la qualità ossea sulla quale si andrà ad operare e, infine, scegliere la misura dell’impianto. Fare una radiografia delle arcate dentali è il modo migliore per capire se il progetto di impiantistica dentale potrà essere eseguito senza intoppi, illustrando al paziente i vantaggi e gli svantaggi a cui andrà in contro. Dopo l’intervento, il paziente dovrà seguire obbligatoriamente semplici regole, ad esempio: fare una corretta alimentazione, eseguire ripetuti lavaggi con collutorio decontaminante, assumere antibiotici e usare impacchi di ghiaccio sulla zona interessata perché può gonfiarsi.