Scovolino per denti

Scovolino per i denti, usi e vantaggi

Un presidio dentistico molto utile presente in commercio è lo scovolino, efficace nella rimozione di frammenti di cibo e placca tra dente e dente. Questo piccolo strumento è pensato per supportare e non per sostituire, come alcuni erroneamente pensano, lo spazzolino da denti (elettrico o manuale) e il dentifricio. Le setole dello spazzolino, come ben sappiamo, non sono in grado di raggiungere tutte le zone del cavo orale, infatti, non sono efficaci per pulire gli spazi interdentali o il solco gengivale; per cui, lo sporco presente tra i denti può essere rimosso solo con attrezzi come lo scovolino, pensato appositamente per questo scopo. Tra gli altri, abbiamo ovviamente anche il filo interdentale.

Come si utilizza uno scovolino per i denti?

Il corretto utilizzo di uno scovolino è molto semplice da apprendere, forse addirittura più facile da imparare rispetto al più noto filo interdentale, la cui manualità la si può acquisire solo dopo alcune “sedute”. Per utilizzare lo scovolino, basta inserire sulla testina il piccolo spazzolino di forma cilindrica/conica. Gli specialisti consigliano di utilizzare lo scovolino prima ancora dello spazzolino. In questo modo, il successivo spazzolamento dei denti risulta più efficace. Inoltre, l’utilizzo dello scovolino prima dello spazzolino da denti, consente alla successiva applicazione del dentifricio, di raggiungere le fessure interdentali con maggiore facilità. Lo scovolino può sembrare molto simile al filo interdentale, non in termini di aspetto, ma per lo scopo per cui viene utilizzato, ed in effetti è proprio così! Anche il suo utilizzo è molto simile, infatti, una volta inserito tra i denti, va mosso dall’alto verso il basso (nell’arcata superiore) e dal basso verso l’alto (nell’arcata inferiore) fino alla rimozione completa dello sporco, per poi passare alla fessura successiva. Per la rimozione efficace di tutti i residui presenti tra dente e dente, si consiglia di passare almeno tre volte lo scovolino in ogni spazio interdentale. Dopo il suo utilizzo, si consiglia l’uso del collutorio, che rinfresca la bocca, migliora l’alito e rinforza lo smalto dei denti.

Quanto frequentemente va utilizzato

Lo scovolino, proprio come il filo interdentale, andrebbe utilizzato almeno una volta al giorno e possibilmente prima di andare a letto. Se utilizzato con regolarità, un normale scolino non dura più di 10 – 15 giorni. Ad ogni modo, nel momento in cui si vede che lo scovolino perde di efficacia e le setole iniziano ad aprirsi, si consiglia di sostituirlo. Per la sua conservazione, dopo ogni utilizzo, consigliamo di asciugare le setole per bene e di riporlo in un ambiente igienico ed asciutto.

I vantaggi dati dall’uso dello scovolino

Per la pulizia interdentale, lo scovolino è uno strumento estremamente prezioso: oltre ad esercitare un ottimo massaggio per le gengive, consente anche di rimuovere efficacemente ogni residuo di placca o sporco tra i denti. Lo scovolino, in un certo senso, potrebbe essere paragonato ad uno stimolatore gengivale, il quale dovrebbe incoraggiare la circolazione del sangue. Così come lo stimolatore gengivale, infatti, anche lo scovolino viene consigliato ai pazienti che soffrono di gengive ritirate. Inoltre, un regolare utilizzo di questo piccolo strumento, combatte la formazione di tartaro e placca tra i denti, riducendo così il rischio di infezione dovuto agli ascessi, alle gengiviti e alla carie. Bisogna ricordare anche, che per una rimozione completa ed efficace del tartaro, è necessaria una igiene dentale professionale (detartrasi).

Gli svantaggi

Come ogni cosa, anche lo scovolino da denti presenta qualche svantaggio. Innanzitutto, questo strumento non è consigliato alle persone che presentato fessure troppo strette, malocclusione dentale o denti storti. In circostanze simili, l’uso dello scovolino potrebbe addirittura andare a traumatizzare o ad irritare le gengive inutilmente, proprio perché il sottile spazio tra i denti ne ostacola il movimento. Infine, il suo utilizzo viene sconsigliato nei periodi successivi all’estrazione di un dente, poiché la zona risulta molto più sensibile del solito.